La Pandemia ha causato pesanti ritardi negli screening tumorali

ritardi nello screeningDopo oltre un anno di Pandemia, sono molti gli studi che mettono in luce la gravità delle conseguenze che il Covid ha avuto, sta avendo e avrà sulla salute dell’intera popolazione mondiale. Ma non si tratta della salute dei pazienti affetti dal virus, bensì di tutte quelle patologie e condizioni che sono stati, per diversi motivi, messi da parte, non diagnosticati oppure non trattati.

Da una stima fatta dall’Osservatorio Nazionale Screening (ONS) è emerso che nei primi 5 mesi di Covid siano stati effettuati, in Italia, 1,4 milioni di esami di screening in meno rispetto allo stesso periodo del 2019. In particolare i tumori per i quali gli screening sono calati sensibilmente sono quello della mammella, colon-retto e collo dell’utero. Lo stesso Osservatorio, basandosi su modelli statistici stima che nel 2020 ci siano state circa 2.100 mancate diagnosi di tumore al seno, quasi 1.000 per il cancro del colon-retto e circa 1.700 per le lesioni precancerose (o già cancerose) del collo dell’utero.

E se questi dati sono dovuti principalmente alla chiusura totale dei servizi durante il lockdown stringente di aprile e maggio 2020, anche la ripresa è stata in salita. Il numero di test effettuati nei mesi successivi non raggiunge quelli dell’anno precedente, alcune regioni dichiarano ancora ritardi che vanno dai 2 ai 3 mesi e mezzo. Ma i rallentamenti non sono da imputare unicamente alla chiusura totale dei primi mesi di Pandemia. Una volta riaperti gli ambulatori molte persone si dimostravano restie a recarvisi per paura di contrarre il virus, inoltre il personale deputato allo screening è stato molto spesso spostato per far fronte all’emergenza e i tempi stessi di una visita si sono dilatati per permettere la sanificazione dei locali. Tutto questo farà sì che i ritardi accumulati non solo non si riescano a recuperare a breve, ma aumenteranno.

Uno studio finanziato dalla Fondazione Airc e condotto dall’Università di Bologna insieme all’Università di Parma ha stimato gli effetti di un ritardo protratto nella diagnosi. La ricerca conclude che un ritardo superiore ad un anno nella diagnosi del cancro del colon-retto potrebbe causare un aumento della mortalità nelle persone affette pari al 12%. Inoltre una posticipazione da 6 mesi fino ad 1 anno della diagnosi aumenta del 3% la diagnosi di questa tipologia di tumore in fase avanzata.

Stessa situazione per i tumori allo stomaco e quelli al Pancreas, come rileva un’indagine voluta dalla Federazione Italiana Società Malattie dell’Apparato Digerente (Fismad). Per valutare l’impatto che la pandemia ha avuto sulle diagnosi oncologiche, è stato chiesto ai centri specializzati nella diagnosi e nella cura dei tumori di colon, pancreas e stomaco di indicare il numero di nuovi casi di malattia registrati (con la conferma dell’esame istologico) nei primi dieci mesi del 2020. Un periodo sufficiente a dare una prima stima del ritardo diagnostico dettato dalla prima ondata. Secondo quanto raccolto, la pandemia avrebbe fatto “sfuggire” quasi ottomila diagnosi di cancro a carico dell’apparato digerente tra gennaio e ottobre.

Ma lo screening è solamente il primo step nella lotta ai tumori. A questo ci sarebbe da aggiungere la fase chirurgica, i trattamenti e i follow up. E se per le visite la telemedicina si è rivelata un alleato essenziale in questi mesi, l’approccio chirurgico e quello terapeutico stanno cercando di tenere il passo con una situazione che è ben lontana dalla normalità.

Gli effetti reali del Covid sulla salute generale della popolazione potranno dunque vedersi solamente tra qualche anno probabilmente. Al momento l’unica soluzione per accelerare i tempi potrebbe essere quella di far fronte alla carenza di medici e personale sanitario, ma questo è un altro articolo!